
ROMA (9 ottobre) - Edgar Allan Poe sosteneva che tutto ciò che vediamo, o che ci sembra di vedere, non sia altro che «un sogno dentro un altro sogno». Ma la sua vita fu un vero incubo; e giunto alla fine dei suoi giorni, non ebbe neppure l’onore di un funerale degno di questo nome. Quando fu trovato agonizzante per le strade di Baltimora, l’autore del “Pozzo e il Pendolo” indossava dei vestiti non suoi, era in evidente stato confusionale e forse era rimasto vittima di un’aggressione. Morì pochi giorni dopo, il 7 ottobre del 1849, giunto al massimo della sua fama, e al minimo delle sue finanze, dopo avere mormorato una richiesta di aiuto a Dio. E poiché suo cugino Neilson non aveva avvertito nessuno di quanto era accaduto, alla cerimonia funebre si presentarono soltanto dieci persone. Troppo poche per scomodare un prete a recitare il sermone: dopo appena tre minuti la bara fu portata in cimitero per la sepoltura. Fu così, quasi alla chetichella, che se ne andò da questo mondo l’inventore dei racconti “gotici” e dei gialli moderni, l’uomo che più di ogni altro ha saputo inchiodare i lettori nelle spire delle sue trame misteriose.
Domenica 11 ottobre, a pochi mesi dal bicentenario della nascita, e in concomitanza con i 160 anni dalla sua morte, la città di Baltimora onorerà il suo più illustre concittadino di funerali solenni, con settecento invitati, fans sfegatati, alcuni dei quali si sono sobbarcati il viaggio dalle più remote aree del mondo. Non solo. Il corpo di Poe - o meglio, il suo simulacro ricreato da un artista per l’occasione - sfilerà veramente per le strade della città americana. Un trionfo del macabro che forse neppure lo scrittore del “Gatto Nero” avrebbe approvato.
Alle 11,30, la bara sarà portata, in un carro trainato da cavalli, dalla sua casa di Amity Street al cimitero di Westminster, dove non una, ma ben due cerimonie funebri complete saranno riservate al poeta del “corvo”.
Di tutti i grandi scrittori dei suoi tempi - come Herman Melville (il creatore di Moby Dick), Nathaniel Hawthorne, Henry David Thoreau - Poe ebbe la vita più disgraziata. «Povero Edgar - ha detto al Guardian il presidente della Poe Studies Association, Stephen Rachman - di tutti, lui era il più povero; la sua vita è sempre stata appesa a un filo». Talvolta, lo scrittore inviava supplicanti lettere ai direttori delle riviste che pubblicavano i suoi racconti, chiedendo piccole somme - magari soltanto dieci dollari - per potersi pagare il viaggio da Richmond o da Baltimora.
Ma la sua opera è di quelle che lasciano il segno. Senza di lui, sostengono gli studiosi di letteratura, non ci sarebbero stati i romanzi di Arthur Conan Doyle, l’epopea di Sherlock Holmes; anche i film di Alfred Hitchcock avrebbero avuto ben poco da cui attingere; e persino i ben meno nobili “codici” di Dan Brown, forse, non ci sarebbero mai stati. Alcuni ricordano come Poe riuscì ad anticipare di 94 anni la finta invasione dei marziani annunciata in radio da Orson Welles, quando scrisse un articolo per un giornale descrivendo, come se fosse davvero avvenuta, l’impresa di una mongolfiera sui cieli dell’Atlantico. Una burla? Certo. Ma anche «un sogno dentro un altro sogno».